Fare musica in Italia oggi

Per fare musica in Italia oggi ci vuole coraggio, un bel po’ di coraggio. Bisogna innanzitutto confrontarsi con una concorrenza mai così agguerrita, capace di fare a meno della vecchia e cara gavetta in virtù della propria fama su canali Youtube o programmi televisivi. Basta partecipare a un talent show e arrivare alle finali: la notorietà è immediata, il successo garantito. Sarà che il mercato discografico non sa più che farsene degli artisti maturi ed è alla costante ricerca di “astri nascenti” che poi, inevitabilmente, finiscono per trasformarsi in meteore. Largo ai giovani che fanno impazzire i giovani, poco esperti di musica e permeabili all’offerta di media come la televisione e il web. Ma non si tratta solo di questo…

 

Come dichiarato dal nipote di Claudio Abbado, il maestro Roberto Abbado, è un problema di risorse: qui i fondi alla cultura sono stati decurtati. Nell’intervista rilasciata a La Repubblica, Abbado definisce l’Italia come “il posto peggiore per fare musica lirica”. E c’è chi, come il gruppo torinese El Tres, estenderebbe l’affermazione a qualsiasi genere musicale. Da parte mia non voglio essere così tragico, fermo restando che i fondi pubblici sono pochi (zero?), il sostegno statale all’artista – in generale – è assente, e l’unico aiuto concreto che può avere un giovane cantante viene offerto da produttori e case discografiche intraprendenti. Sono loro, per usare una formula arcinota, che “muovono l’economia” del mercato musicale.

 

Nonostante tutto non mollate: fare musica in Italia oggi è possibile. Non importa da dove partite, non importa a quale genere siete affezionati, e se non riuscite a entrare in un talent show… lasciate perdere, prima o poi qualcuno vi noterà lo stesso. Credo che il più grande ostacolo al sogno di fare musica in Italia siamo noi stessi, con le nostre paure, le nostre elucubrazioni, le nostre bugie, la nostra cronica mancanza di tempo. La verità è che bisogna buttarsi in questo mestiere anima e corpo, cercando sempre la propria strada e sopportando i tanti momenti difficili lungo il cammino. Il percorso vi sembrerà in salita, ma quando raggiungete la cima non potrete che lasciarvi andare nella stessa esclamazione a conclusione del bellissimo film “The Million Dollar Hotel”. And I ended up turning the world upside down along the way, even if just for a moment. Wow.

 

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5 canzoni che vorrei dedicare al mio pubblico

Ho immaginato 5 canzoni che vorrei dedicare al mio pubblico, 5 capolavori della musica capaci di emozionare i miei fan e perché no, i lettori di questo blog. Successi italiani (e non solo), che hanno fatto la storia e continuano a vivere nella memoria collettiva come splendide pepite d’oro. Come ho fatto per i 3 film sulla musica che mi hanno ispirato, così voglio fare per i brani rock del mio cuore. Vi presento 5 canzoni che vorrei dedicarvi: nelle parole di ciascuno di questi testi c’è la misura di quanto vi voglio bene e di quanta energia sapete trasmettermi ogni volta che salgo sul palco. Grazie!!!

 

La costruzione di un amore di Ivano Fossati

 

Non esiste canzone di Ivano Fossati che non sia intensa, ma “La costruzione di un amore” va oltre , fino a meritare la definizione di poesia. Trovare la canzone nell’album Panama e dintorni del 1981, incluso nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone (posizione numero 50).

 

Des hommes pareils di Francis Cabrel

 

Cantautore e chitarrista francese di origini italiane (per la precisione friulane) Francis Cabrel è praticamente sconosciuto in Italia, pur essendo un artista di altissimo livello, con alle spalle una lunga esperienza come compositore di genere folk e country. Des hommes pareils è forse l’esempio più eclatante di cosa Francis riesca a esprimere in poche, semplici, essenziali parole.

 

Una canzone per te di Vasco Rossi

 

A proposito di semplicità, Una canzone per te di Vasco Rossi è la summa della chiarezza e direi anche della dolcezza. Una canzone per te, e non ci credi eh? Sorridi e abbassi gli occhi distante, e dici non credo di essere così importante, ma dici una bugia, e infatti scappi via. Sfido chiunque a trasmettere con un linguaggio così apparentemente banale un sentimento profondo come l’amore.

 

Margherita di Riccardo Cocciante

 

Prima o poi a chi ha talento capita di scrivere la canzone della vita, quella che gli dà successo e fama eterna. A Riccardo Cocciante succede con Margherita, brano intimista, quasi una preghiera alla donna tanto invocata. Il suo amore è smisurato, come smisurata sarà la fortuna del brano, tradotto in tutto il mondo e cantato da artisti di fama internazionale.

 

Musica è di Eros Ramazzotti

 

Musica è parla di musica, ovviamente, ma anche di passione per questo mestiere. Un mestiere che va fatto con il cuore prima ancora che con la mente. Forse è così che Ramazzotti ha sempre lavorato: mettendoci se stesso fino in fondo, senza tanti discorsi e ricercatezze. Se penso a cosa vorrei dare al mio pubblico, penso senza dubbio a Musica è.

 

ILMIO AUGURIO DI NATALE…CHE SIA PIENO DI CALORE UMANO

Perchè “CALORE UMANO” vi sarete chiesti!?!?! PERCHE’ CE N’E’ VERAMENTE BISOGNO! Stiamo sempre più spesso alimentando distanza e solitudine. Tendiamo ad andare, a distanziarsi, a voler restare soli. La distanza è qualcosa di terribilmente freddo, la freddezza è rinunciare al calore umano; quello di ogni abbraccio, quello dell’esserci, del partecipare alla vita con la propria esistenza. E stare vicini con il corpo uno accanto all’altro, è vedere la stessa cosa nello stesso momento e condividere. Condividere significa possedere insieme,partecipare insieme,offrire del proprio all’altro. Va vissuta con più punti di vista proprio perchè diventi più ricca e fertile di emozioni!

Tutte questo per dire che dobbiamo difendere gli abbracci,l’esserci,la partecipazione attiva,che invece stiamo dimenticando e che col tempo può diventare un vero e proprio trauma. Il trauma del sentirsi disorientati, quello del distacco dal luogo fisico e vivo per entrare nel mondo del social web che non ha territori se non virtuali, che non ha terre comuni, che non ha condivisioni fisiche e reali. È restare al buio. In questo spazio che non è uno spazio, la distanza e la solitudine sono qualcosa che hanno a che fare con il silenzio. Perché il silenzio nel web è un vuoto, è assenza. Per questo non essere sui social, non postare, non commentare, non scrivere genera spesso angoscia, paura. La paura di non esistere, di non essere più. Le amicizie, i seguaci sui social non sono una sostituzione delle amicizie vere, dei rapporti veri. Il rischio che si corre è quello di restare soli un giorno! Si è soli perché il web non permette l’orientamento. E invece secondo me è importante tornare a rivolgersi a oriente, ritrovare l’origine delle cose, il punto dove il sole sorge e guardare al Cielo con più fiducia.La vita virtuale sta diventando una droga che ti da la sensazione di vivere ma senza più sapere cosa sia la vita e soprattutto senza viverla! E chiudo rivolgendo un pensiero ai più’ giovani (sto invecchiando anche io non c’è dubbio!)…non smettete mai di vivere la vostra vita ma dal vivo,non permettete a nessuno di intralciare i vostri sogni e ricordate…siate portatori di vita e di amore,sempre!

BUON NATALE

Luca

Giovani e alcool, una relazione pericolosa…

E’ da tanto che volevo parlare di questo argomento…specie perchè mi fa
terribilmente preoccupare e sopratutto mi mette tristezza…io credo nei giovani!
Sapere pero’ che qualcuno di loro ha bisogno “dell’aiutino” per sentirsi vivo mi fa male! Le intossicazioni alcoliche tra i giovani sono in costante aumento. E gli stati di ubriachezza sporadica durante l’adolescenza possono avere conseguenze molto serie.
In un’ inchiesta in Svizzera del 2003 sono stati circa 1300 i bambini, gli adolescenti e i giovani adulti tra i 10 e i 23 anni trattati in ospedale per avvelenamento alcolico o dipendenza da alcol.
In 900 casi è stato accertato un avvelenamento da alcol – in termini scientifici un’intossicazione alcolica. Circa 400 giovani sono stati trattati per alcol-dipendenza.
Il numero di intossicazioni alcoliche aumenta nettamente a partire dai quattordici anni e raggiunge il suo apice attorno ai 18-19 anni. Tra i ventenni aumenta tuttavia il numero degli alcoldipendenti vi rendete conto??

E l’altra domanda è…perché gli adolescenti bevono?
Per gli adolescenti, l’alcool pare essere un modo per allontanare i problemi, per aggirare i limiti imposti dalla realtà e per entrare in un mondo che
offre sensazioni più piacevoli.
L’adolescenza si sa, è un momento particolarmente vulnerabile nella vita di una persona, è un momento di “transizione” tra la perdita dei genitori
come educatori primari e la ricerca o l’incontro con altre figure, desideri e sensazioni nuove.
A tutto questo si aggiunge anche il confronto con un mondo che sta diventando sempre più complesso e difficile da vivere.
Gli adolescenti iniziano ad affrontare il mondo dell’erotismo, degli incontri sessuali e in molti casi lo fanno con paura.
Dunque, nella nostra cultura attuale, fatta di parecchie incertezze, l’alcol può diventare per gli adolescenti un “comodo rifugio” per
affrontare i problemi ed i timori.
Il giovane può vedere nell’alcool un modo per essere più sciolto e più coraggioso, non essendo però consapevole dei rischi a cui va incontro.
Inoltre, l’alcol è una droga socialmente accettata che viene venduta senza problemi. Come abbiamo detto prima dà forza e coraggio per i primi incontri sessuali tanto desiderati quanto temuti.
Ed a questo si aggiungono scenari come una discoteca o un qualsiasi posto per farsi una “bottiglia” in compagnia che diventano, attraverso l’ubriachezza, un occasione per sentirsi grandi e pensare che stanno facendo cose da adulti.
Gli adolescenti invece dovrebbero comprendere a fondo quali e quanti possano essere i danni derivanti dal consumo di alcool ed essere
coscienti soprattutto che chiunque può diventare alcolista senza quasi rendersene conto, smettendo di pensare che “queste cose possono
capitare solo agli altri”.Certo è che secondo me sono i genitori a dover accompagnare i propri figli in questo nuovo viaggio,essere d’esempio non abbandonarli a se stessi!Io non sono genitore e quindi posso “giudicare” male;capisco anche che la vita è difficile specie in questi anni,ma non ci si può fermare davanti alle difficoltà e aspettare che tutto si sistemi da solo…bisogna lottare!L‘alcool è dunque un reale pericolo per i nostri giovani ed è compito dei genitori, della scuola e dei media vigilare sui di loro.

Sul tempo…

Il tempo che passa nella nostra  vita è una costante inesorabile…nei momenti belli vola, in quelli brutti pare essere immobile,ma c’è e c’è sempre a ricordarci che qualcosa sta per iniziare,qualcosa sta per finire o ancora sta per trasformarsi…
Il tempo che segna l’inizio di qualcosa è di solito un tempo carico di preoccupazione, ma anche pieno di eccitazione e di trepidazione; quando qualcosa di bello termina o si evolve in altro, lascia invece uno strascico di malinconia, come di qualcosa che si è perduto o che è stato e adesso non è più. È proprio questa sensazione che ci fa dire: “vorrei che il tempo non passasse mai”, “vorrei tornare indietro”, “quelli sì che erano bei tempi”. Questo senso di amarezza di cose vissute e poi perdute si manifesta perché quell’ evento, quel momento o quella situazione sono percepiti come unici ed irripetibili.

Il tempo dà e il tempo toglie: è quello che guarisce le ferite o regala momenti di felicità ed è anche quello che non può essere sprecato, che ci priva di ciò che fino ad un attimo prima ci aveva fatto stare bene.

Come quando partecipiamo ad un concerto o a uno spettacolo che tanto attendevamo: le aspettative e la carica degli attimi prima e il vissuto adrenalinico del “mentre”, si infrangono successivamente con il dispiacere della conclusione.

Questo, per certi versi, è assolutamente vero!

Ma è vero anche che ogni evento potrebbe essere annoverato come unico ed irripetibile, perché ciò che lo rende degno di nota è l’emozione e il vissuto emotivo che lo caratterizza.

Il tempo che passa è un tempo significativo grazie alla storia emozionale che lo accompagna.

Nel bene e nel male.

Intervista a Francesca Lippi

Oggi ho il piacere di farvi conoscere più da vicino, una grande autrice che  ha scritto per me  dei testi favolosi … mi ha permesso di allargare il mio orizzonte cantando “cose scomode” ,vedi “Meno di un dollaro”, “E’ il nostro momento”…ma anche vere e proprie perle di poesia e passione come “Briciole sulla pelle”,”Cosa ci manca” o la meraviglia di “Fiori nel deserto”…quindi ecco a voi…FRANCESCA LIPPI

Partiamo dalle tue origini artistiche, quando hai iniziato a interessarti alla musica? 

Praticamente da sempre, da quando ero bambina e cantavo con gli scouts.”

2. Raccontaci un po’ del tuo percorso artistico. 

Ho cominciato a scrivere seguendo gli insegnamenti di un amico musicista, Gae Capitano, poi ho seguito un corso per autori a Roma con Vincenzo Incenzo e uno stage con Beppe Cantarelli, in seguito ho incontrato te…”

3. Raggiungere un proprio stile e identità, quanto è importante per un musicista? 

Credo sia fondamentale, anzi direi prioritario, poiché il raggiungimento di un proprio stile e di una propria identità costituisce un modo per contraddistinguersi rispetto agli altri, inoltre crea un’aura personale che colpisce nel segno chi ascolta e rende il musicista unico e indimenticabile”.

4. Puoi svelarci qual è il brano che hai scritto per me al quale sei più legata e perchè? 

Ma, guarda, sono tutte creature, lo sai, vero? Però –Briciole sulla pelle- la amo tantissimo, è nata al mare e ti ho chiamato subito, proprio mentre mi veniva fuori. E tu l’hai subito capita. E ci hai lavorato su di brutto e dopo è nato tutto…Oddio, mi è venuta fuori la rima!”

5. Cos’è la musica per te? 

Guarda la musica per me è vita. Quando non la ascolto sto male”

6. Cosa provi quando scrivi? 

Sono appagata. Felice. Vorrei scrivere sempre.”

7. Quanto conta per te il testo di una canzone rispetto alla musica? 

Questa è tremenda…è la diatriba di sempre. Gli autori di testo sono bistrattati, alla fine – sono solo parole!- invece, secondo me, un buon testo può creare il successo di un brano, anche se la melodia non è tra le migliori, ma credo che sicuramente il top da raggiungere sia il giusto mix: testo buono e musica di più…”

8. Tra le tue esperienze e partecipazioni, quali ricordi con soddisfazione?

Quando abbiamo organizzato quell’incontro a Prato per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’epilessia e tu hai cantato – La farfalla che ho nella testa- quello è stato un momento che non dimenticherò mai.” 

Il tuo punto di vista su un tema molto attuale…siae si o siae no?Cosa è meglio? 

Tocchi un tasto davvero dolente. Io nella Siae non ci sono più. Questa scelta l’ho fatta da tempo e non me ne pento…”
10. Hai un particolare progetto ideale e concettuale cui arrivare come massima aspirazione?

Mi piacerebbe scrivere i testi per un musical, ma credo che questo avverrà nella mia prossima vita!

Le persone “particolarmente speciali”

Le persone “particolarmente speciali”…si ci sono!

Io in vita mia ho avuto l’immensa fortuna di averne incontrate parecchie!

Le persone che amo definire “particolarmente speciali”, sono quelle che piangono facilmente perchè si emozionano per cose apparentemente “stupide”,quelle che riconosci subito perché hanno occhi sereni e capaci di amare…e il cuore puro che senti “battere” anche a distanza e che non mentono.

Le persone “particolarmente speciali” sono quelle che non si arrendono mai, che si dimenticano di quanto bene fanno e il più delle volte non se ne rendono neppure conto e non considerano il male ricevuto;non viaggiano verso l’avere quanto piuttosto puntano all’ essere ;

Riescono a parlare pure in silenzio e se costretti (tipo un momento per te complicato)usano poche parole, ma capaci di toccare esattamente dove devono ; sono quelle che sono d’esempio e che ti insegnano per come vivono, ti fanno stare bene a prescindere senza un evidente motivo. Stai pensando se ne hai mai incontrate??

Fermati un attimo e rifletti…chiudi gli occhi,concentrati sulla memoria interna del cuore e vedrai che ne troverai qualcuna…e quando capisci chi è o chi sono tienile strette e dagli tutto l’amore possibile ,fidati!!!

Le persone “particolarmente speciali” non guardano la televisione o la guardano comunque molto poco, lavorano molto e sanno difendersi dalla dipendenza. Fanno ciò che serve, con genuinità e sincerità non hanno pensieri negativi e se li hanno riescono subito a cancellarli. Non pensano ai soldi, perché non ne sono schiavi, pur consapevoli del fatto che sono necessari.

Sanno ripartire ogni volta e non pensano che non sia difficile, ma sanno che è un dovere farlo;chiaramente non sono persone perfette,perché la perfezione non esiste ed anzi hanno paura come o più degli altri, ma la affrontano con saggezza e la giusta consapevolezza della realtà.

Anche loro soffrono, parecchio…a volte più degli altri, ma mai troppo a lungo se non in casi eccezionali.

Le persone “particolarmente speciali “le riconosci perché non si fanno riconoscere, ma cuori e anime simili, si incontrano senza bisogno di dire nulla…e sanno usare il cuore.

Quando le hai vicino, ti riempiono di energia, e quando se ne vanno hai solo voglia di rincontrarle prima possibile per continuare a salvare belle immagini tra i tuoi ricordi.

So per certo che questo “articolo” sarà letto da tutte le persone “particolarmente speciali” che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita e che ringrazio dal profondo del cuore per esserci sempre anche nei momenti più bui;

con il cuore  Luca

#RICORDATIDIEMOZIONARTI