Champ of the camp, quando la musica rende liberi

No, non ho scelto un titolo retorico. So cosa vuol dire libertà e so cosa è in grado di fare la musica. Come me, lo sanno i lavoratori di Dubai, città folle che incarna tutte le contraddizioni del nostro secolo. Lì, per una paga da fame, migliaia di persone offrono le loro braccia per costruire grattacieli e giganteschi palazzi nel bel mezzo del deserto. Una follia collettiva che nasconde tanta sofferenza e un gran bisogno di evadere. E qual è la forma di evasione migliore? Esatto: la musica! Gli operai che lavorano nei cantieri, gli spazzini che puliscono le strade, i camerieri che servono ai tavoli, i lavavetri che salgono e scendono sotto il sole cocente di Dubai, tutte queste persone si trasformano in cantanti pieni di energia e passione.

Cantano per sognare, cantano per dimenticare, cantano per dedicare un pensiero alla moglie che non vedono da anni. Il loro bisogno di esibirsi è stato intercettato – probabilmente a scopo promozionale – dalla Western Union, azienda che offre agli stessi operai un servizio di money transfer per mandare soldi alle loro famiglie. Nasce così Champ of the camp, la competizione che vede sfidarsi ogni anno migliaia di aspiranti cantautori provenienti dagli Emirati Arabi, dall’India, dal Pakistan e da chissà quali altri posti. Il premio non è una banale “botta di visibilità”, cosa che farebbe gola a molti dei nostri aspiranti artisti… Qui si canta per tornare a essere liberi, o quantomeno per avvicinarsi a questo ideale. Una macchina, un po’ di denaro, un biglietto aereo per tornare a casa. I premi di Champ of the camp ci ricordano quanto siano importanti cose che noi diamo ormai per scontate.

Ma quello che più mi piace di questa storia – oltre all’incredibile stile di ballo e di canto degli operai di Dubai! – è che un regista coraggioso come Mahmoud Kaabour (lo stesso che ha girato Being Osama) ha deciso di raccontare per filo e per segno Champ of the camp, trasformandolo in un potente documentario. Per ora, purtroppo, ho visto solo il trailer, ma mi sono ripromesso di trovare una versione DVD da qualche parte, o magari una bella proiezione in quei cinema di una volta… Se c’è una cosa che ho capito da Champ of the camp è che non bisogna mai smettere di sognare, e non bisogna mai dare per scontato ciò che abbiamo. Ricordiamocelo.

Un abbraccio caloroso!

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