Sostenere la musica (vera) nell’era del Dio Mercato

Ci sono molti modi per resistere alla montagna di puttanate che ti buttano addosso ogni giorno. Prendo a prestito queste parole da Simone Sandretti, ennesimo genio incompreso che ha descritto benissimo il concetto di resistenza in chiave moderna. Lo faccio con un obiettivo molto semplice: parlare del mio ultimo album e della lotta che porto avanti – come sempre – contro il Dio Mercato. “L’altro da me” è uscito da poco più di 6 mesi grazie all’impegno di tutti e alla diffusione che solo Internet può dare a un prodotto altrimenti di nicchia. Fuori dalla solita programmazione delle radio network che non lascia spazio agli autori meno noti (“SOGNA LA REALTA’” è tra i 100 brani piu’ trasmessi dalle radio private nel 2017!), fuori dalle trasmissioni televisive dove vince chi fa spettacolo e audience, fuori da quel Dio Mercato che detta legge secondo l’unica regola che conosce: il denaro.

L’altro da me” già è diventato un nuovo, ennesimo atto di resistenza contro un sistema asfissiante a cui puoi solo che adeguarti, perché se non ti adegui sei contro e se sei contro non hai diritto di parola. Ma se questa è la situazione, allora la vera massa da cui distinguersi non sono gli autori emergenti o i cantanti che come me cercano di fare buona musica, bensì la moltitudine di conformisti che preferiscono omologarsi e scelgono di essere complici di uno show che con la musica ha poco a che vedere. Perché in fondo è qui che si gioca tutto: la musica di oggi non è più musica ma un miscuglio di balletti idioti, scenografie, effetti speciali, donne mezze nude che si dimenano, modelli a petto nudo… in una parola: pornografia.

Davvero dovrei abbassarmi a tanto per guadagnare qualche soldo in più? Mai e poi mai: ho scelto di fare musica con il cuore (e con la testa) e continuerò a farlo. “L’altro da me” ha un prezzo simbolico che serve a coprire più che altro le spese di spedizione (ma se volete potete anche acquistarlo in formato digitale su iTunes e Google Play), e non ad alimentare la lunga lista di intermediari, nani, ballerine, pagliacci e burattini vari che ci tocca subire ogni giorno in TV o alla radio. Perché la musica bisogna sceglierla, non sopportarla, e perché si può sostenere chi crede nell’arte con la A maiuscola. E vi assicuro che non è poco.

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