Di social, di “mi piace” e di altre sciocchezze

Una riflessione personale sul valore dei social network come strumento per aggiornare i propri fan. Io che faccio il cantante la penso così!

Oggi vorrei dedicare una riflessione personale sui social network, non in generale, ma come strumento per rapportarsi con il pubblico nel mio campo, il campo musicale. Da quando esistono Facebook, Twitter e altri servizi del genere, le cose sono cambiate, e non ci vuole un ingegnere per capirlo. Il metro di misura del successo di un cantautore o di una band, in molti casi, sembra essere diventato il numero di “mi piace” o di “follower”. Roba da non credere, eppure è così.

Ma come, dico io: se il cantante è per antonomasia la persona che sta sul palco, mostra il volto, l’acconciatura, l’abbigliamento, fa sentire la sua voce e a volte si lancia persino sulla folla?! Eppure ci sono fior fior di cantanti (ma sarebbe il caso di chiamarli commercianti) che hanno costruito o quantomeno moltiplicato il loro successo sfruttando canali virtuali dove il massimo livello di interazione che ci si può aspettare è uno scambio di opinioni sulla chat…

Non fraintendetemi. Anch’io uso i social network per rimanere in contatto con il mio pubblico. Solo mi domando fino a dove sia possibile spingersi e quale valore abbia questo tipo di rapporto. Sono “figo” perché ho più di 5.000 “mi piace” sulla pagina Facebook? Sono “sfigato” perché ho meno di 200 “follower” su Twitter? Sono così così perché ho 600 e passa iscritti su Youtube? Devo preoccuparmi? O è meglio fare finta di niente? Queste domande mi portano a una prima conclusione: una delle insidie dei social network è quella di spostare l’attenzione (la mia e la vostra) da quelle che sono le abilità comunicative di un cantante a quelle che sono le sue doti… di cantante!

Come dire: se non hai milioni di fan sui social network non sei nessuno. Può darsi. Ma può anche darsi che di social, di “mi piace” e di altre sciocchezze (parafrasando Guccini) mi interessi fino a un certo punto. E che il tempo preferisca dedicarlo alla mia formazione personale, ovvero alla scrittura di una canzone, alla ricerca dell’accordo giusto, all’esercizio della voce, a tutte quelle cose che, per farla breve, ti trasformano in un vero cantautore. Il contatto umano, scusatemi se sono retrò, mi sembra di gran lunga superiore. E tu, caro navigatore della rete, cosa ne pensi in proposito? Sei d’accordo con la mia riflessione? Scrivilo nei commenti!

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